I colori che vedono i pesci: un mondo di luce sotto la superficie

Molto spesso mi sono imbattuto in discussioni riguardo al colore degli artificiali, quale sarà migliore? Che colore preferiscono i pesci? Al cambio luce è meglio il bianco o il nero? Tutte queste domande sono molto soggettive e le opinioni dei pescatori sono praticamente tutte diverse, di certo in queste poche righe non posso dare una soluzione a un quesito cosi importante come il colore preferito dai pesci per il nostro artificiale,  ma in base a qualche piccola ricerca fatta su internet posso presentarvi una panoramica generale in modo che ognuno di voi tragga le giuste conclusioni.

Quando pensiamo al mondo subacqueo, immaginiamo un universo blu e verde, filtrato dall’acqua che assorbe i colori caldi. Ma come vedono davvero i pesci? Riescono a percepire i colori come noi? La risposta, sorprendentemente, è sì e in molti casi anche meglio di noi.

La luce sott’acqua è un vero e proprio arcobaleno che si dissolve, trasformando i colori come noi li conosciamo in delle tonalità molto diverse vediamo come:

La luce solare che penetra nell’acqua si comporta in modo diverso rispetto all’aria. Le lunghezze d’onda più lunghe, come il rosso e l’arancione, vengono assorbite già nei primi metri di profondità. Man mano che si scende, anche il giallo e il verde scompaiono, lasciando dominare le tonalità azzurre e bluastre.

Eppure, molti pesci che vivono in acque profonde o torbide riescono a distinguere sottili variazioni di colore grazie ad adattamenti evolutivi straordinari.

L’occhio dei pesci: un caleidoscopio evolutivo

L’occhio dei pesci è simile a quello degli altri vertebrati, ma con alcune differenze notevoli. Alcune specie possiedono fotorecettori specializzati (coni e bastoncelli) che rispondono a lunghezze d’onda diverse.

Pesci di superficie (come trote o carpe) vivono in ambienti ricchi di luce e spesso percepiscono un ampio spettro di colori, compreso l’ultravioletto (UV).

Pesci di profondità, invece, si sono adattati a condizioni di luce quasi assente, sviluppando una vista molto sensibile al blu o addirittura alla bioluminescenza di altri organismi.

Alcune specie tropicali, come i pesci pagliaccio o i pesci angelo, vedono combinazioni di colori che per noi sono invisibili. Gli UV, per esempio, vengono usati per riconoscersi, scegliere il partner o individuare il cibo.

I colori che “non esistono” per noi:

Esperimenti di laboratorio hanno dimostrato che certi pesci tropicali sono tetra- o addirittura penta-cromatici: possiedono cioè quattro o cinque tipi di coni, contro i tre dell’occhio umano (rosso, verde, blu).

Questo significa che distinguono sfumature di colore che per noi appaiono identiche — un po’ come se un pittore vedesse milioni di tonalità in più nella stessa tavolozza.

Perché i pesci vedono i colori?

La visione dei colori non è solo una curiosità evolutiva: è una strategia di sopravvivenza che serve proprio per;

  • Individuare il cibo: piccoli crostacei o plancton riflettono luce UV, rendendosi visibili a chi sa vederla.
  • Comunicare: molte specie usano segnali cromatici per mostrare dominanza o disponibilità riproduttiva.
  • Mimetizzarsi: altri sfruttano colori e riflessi per confondersi con l’ambiente, ingannando predatori e prede.

“Un mondo colorato… sì ma non per tutti uguale.“

In sintesi, i pesci non vedono tutti allo stesso modo. La loro percezione cromatica dipende dalla profondità in cui vivono e dal tipo di habitat (mare aperto, barriera corallina, fiume torbido)

Abitudini alimentari e sociali

Per noi il mondo subacqueo è un blu uniforme; per molti pesci, invece, è un universo pulsante di colori invisibili, segnali e riflessi, un linguaggio di luce che solo loro sanno leggere.

Per assurdo alcune ricerche recenti hanno scoperto che i pesci rossi (Carassius Auratus) e alcune specie di ciclidi africani vedono nell’infrarosso, una lunghezza d’onda completamente invisibile all’occhio umano.

In altre parole, per certi pesci, il mondo non è solo più colorato  è anche più vasto di quanto possiamo immaginare.

In sostanza i nostri cari amici pesci, riescono a distinguere perfettamente le diverse tonalità di colore anche  a diverse profondità, al colore dell’acqua o del fondale. In alcuni casi riescono a vedere sfumature che l’occhio umano non vede. La notte quando la luce solare è assente comunque i predatori riescono a distinguere le diverse tonalità di colore specialmente quelle che vanno in contrasto con il fondale o con il colore dell’acqua dove peschiamo.

Ora entriamo un po’ più nel dettaglio osservando 2 predatori molto diversi uno per il Saltwater e uno per il Freshwater che interessano noi praticanti della pesca a spinning .

La vista del branzino:

Il branzino è un pesce predatore costiero, che vive in acque poco profonde e ben illuminate. In questo ambiente la luce solare penetra abbastanza bene, quindi ha senso che i suoi occhi si siano evoluti per sfruttare i colori.

Nel suo occhio ci sono coni (le cellule che percepiscono i colori) e bastoncelli (quelle che percepiscono la luminosità).

Gli studi su specie simili (come orate e spigole) mostrano che possiedono almeno tre tipi di coni, sensibili a:

  • Luce blu
  • Luce verde
  • Luce rossa o giallastra

Questo significa che il branzino ha una visione tricromatica, un po’ come la nostra, ma spostata verso il blu-verde, cioè le lunghezze d’onda più comuni sott’acqua.

 Cosa vede davvero?

In acqua limpida e poca profondità, il branzino percepisce bene i contrasti e i colori freddi (blu, verde, grigio).

I rossi e gli arancioni, invece, diventano meno distinguibili perché vengono assorbiti rapidamente dalla colonna d’acqua.

Di notte o in acque torbide, usa soprattutto i bastoncelli, quindi vede in toni di grigio ma con grande sensibilità alla luce.

Perché gli serve vedere i colori?

Per cacciare: riconosce prede come piccoli pesci o crostacei grazie ai riflessi e ai contrasti.

Per orientarsi: i colori e la luce aiutano a capire profondità e direzione.

Per comunicare: anche se poco evidente, alcuni riflessi argentati o variazioni di luce sul corpo possono avere significato sociale.

In breve: Sì, il branzino vede a colori. La sua visione è migliore nel blu-verde. In condizioni di scarsa luce, percepisce più contrasti che colori.

La vista del luccio: un’arma da caccia

Il luccio è un pesce predatore d’agguato: si nasconde tra le piante e scatta quando una preda gli passa vicino.

Per cacciare con precisione, ha sviluppato una vista molto acuta, capace di rilevare anche piccoli movimenti e contrasti.

Il luccio vede i colori ma non tutti allo stesso modo in cui li vediamo noi.

L’occhio del luccio contiene: Coni, che servono per distinguere i colori (in buona luce); Bastoncelli, che servono per percepire l’intensità luminosa (in scarsa luce).

Le ricerche sui recettori visivi del luccio mostrano che possiede almeno due tipi di coni, sensibili alla:

  • Luce blu-verde (circa 530 nm)
  • Luce rossa (circa 620 nm)

Questo significa che il luccio è dicromatico: non distingue tutti i colori come noi (che siamo tricromatici), ma percepisce differenze tra blu-verde e rosso.

In pratica, riesce a distinguere toni caldi da toni freddi, ma non tutte le sfumature intermedie.

Come vede sott’acqua?

In acque limpide e illuminate, il luccio sfrutta la visione a colori per riconoscere le prede (come pesciolini argentati o verdastri).

In acque torbide o scure, passa a una visione basata sui bastoncelli, quindi in bianco e nero, ma molto sensibile ai movimenti.

I suoi occhi sono posizionati in alto e ai lati, dandogli un ampio campo visivo frontale, perfetto per colpire con precisione.

Perché al luccio servono i colori?

  • Individuare le prede: può distinguere un pesce vivo dal fondale grazie ai riflessi di colore e alla luce.
  • Riconoscere il contesto: differenziare piante, acqua e ombre lo aiuta a mimetizzarsi.
  • Cacciare con precisione: la combinazione di colori e movimento attiva la sua risposta d’attacco.

In sintesi: Sì, il luccio vede a colori, ma in modo limitato (probabilmente due colori principali: blu-verde e rosso).

Ha una vista ottima nei contrasti e nei movimenti, più che nei dettagli cromatici. In acque torbide, la visione diventa quasi monocromatica, ma estremamente sensibile.

In conclusione, se pensavamo di conoscere il mondo sottomarino, i nostri amici pinnati ci ricordano che il vero segreto della pesca non è nel colore che scegliamo, ma nell’infinito spettro di luce che, per i pesci, rende il loro mondo non solo più colorato, ma anche più vasto di quanto possiamo immaginare.

Alessandro Bigozzi | Ultimo Lancio Spinning Adventure | #Wild&Free